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"Pulviscolo" LUCA ALINARI

 

 

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 Inaugurazione

giovedì 17 maggio 2007

(servizio andato in onda

su TOSCANA TV

giovedì 24 maggio 2007)

 

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Le Mostre di Artisti a Villa Caruso (2007)
17 - 30 maggio 2007

 

~ Mario Brandaglia ~

 

 

Il maestro Mario Brandaglia dopo aver conseguito il diploma dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, a metà degli anni '70 si trasferisce a Roma in cui lavora ed abita, per ritornare successivamente a Firenze per dedicarsi all'insegnamento. La sua preparazione culturale è sostenuta da studi umanistici ed artistici; inoltre da circa 30 anni svolge attività di ricerca preistorica presso l'Istituto di Antropologia all'Università di Firenze dove ha ottenuto per due volte il distaccamento e collabora con la Sopraintendenza Archeologica dell'Etruria. In questo contesto, ha prodotto un congruo numero di note e studi che sono stati pubblicati su periodici scientifici universitari e riviste specializzate. L'attività di ricerca preistorica, lo ha spinto ad approfondire le sue attenzioni sulle ceramiche di quelle culture, suggerendo alla sua creatività ed alla sua fantasia, temi legati al culto di quel mondo arcaico, da cui sono scaturite opere in terra d'impasto attuate con tecniche originalissime.

Attualmente svolge la propria ricerca artistica a Campi Bisenzio (Firenze) nello studio di via Trento 271, dove realizza opere di pittura e scultura a basso rilievo ed a tutto tondo, utilizzando il gesso, il cemento, la ceramica, il bronzo, il granito, la terracotta, ed il mosaico, che annoverano oltre ai caratteri di specifica professionalità, un talento degno di nota. Fra le sue recenti opere, si segnalano: Il Cavaliere dell'Apocalisse in bronzo patinato; un modellino bronzeo di un "Pegasus"; una "protome equina" ed un ritratto di Pier Paolo Pasolini, ambedue in bronzo e patina d'oro zecchino, una quadriga in bronzo; Lottatori di Sumo in bronzo; Ballerine in bronzo. Da alcuni anni è diventato membro della prestigiosa società il Paiolo di Firenze.

Ultime mostre e recensioni del maestro Mario Brandaglia

Novembre 2005 Rivista "Arte", Mondadori; Mostra Mercato d'Arte Contemporanea di Padova

Dicembre 2005 "Immagina" Mostra Arte Contemporanea Reggio Emilia

Marzo 2006 Rivista "Arte", Mondadori

Aprile 2006 Collettiva Antica Compagnia il Paiolo, Firenze

Ottobre 2006 rivista culturale "Pegasus", Firenze

Novembre 2006 rivista culturale "Punto d'Incontro"; Mostra personale a Palazzo Panciatichi, Firenze, su invito del Presidente della Giunta Regionale Toscana

Dicembre 2006 Mostra personale al West Florence Hotel; Agenda degli Artisti della Toscana 2007

Gennaio 2007 Primo Annuario degli Artisti delle Signe

 

"Pegasus"

bronzo cm. 35x35x12

 

 

BRANDAGLIA, L'ARTISTA CHE HA SCRITTO L'ANTICO

C'è una cartina con tante puntine, come quelle militari: sono le sue battaglie per far risorgere l'antico. Mario Brandaglia è figlio non della classicità, ma della preclassicità, cioè dell'arte preistorica. Poi gli Etruschi e poi soprattutto gli Egizi (influenzato più da questi che da quelli). L'antichità l'ha dissotterrata, studiata. Mai imitata, semmai vi si è sempre tenuto fedele ricostruendone le tecniche per capirla da artista. Dal Giglio ha scoperto importanti giacimenti, poi scientificamente descritti e infine i reperti donati allo Stato. Ha qualcosa di isolano, la solitudine caparbia e l'antica tristezza. Ha studiato arte nelle scuole e nelle Accademie (scultura con Oscar Gallo), poi a lungo l'ha insegnata, ha collaborato con le Sopraintendenze Archeologiche, collabora a riviste scientifiche. E' stato prima pittore, una lunga stagione romana al tempo di Guttuso, la scuola romana, poi scultore. La pittura oggi è tornata nel suo lavoro. Una pittura tutta volta all'attualità storica, ai giorni che viviamo. Si pensi ad opere come "Costruttori di pace" o "Stabat Mater". Opere polemiche inserite nel dibattito sulla pace e sulla guerra: opere leggibili come manifesti ma anche ricche di simboli sottesi, dipinte con colori forti e distesi, con la tecnica dell'acrilico. Di molti materiali e di molte tecniche: dal granito al cemento, dal bronzo alla terra cotta. Spesso lavora secondo antiche e personali tecniche, spesso miscela materiali e colori, si pensi al bellissimo "Ritratto del principe". Sebbene la memoria della classicità non lo abbandoni mai, un piglio e un sentire modernissimi animano tante sue opere, come lottatori di Sumo. Nelle protome equine, vere protome, o nelle grandi teste-anfora, l'antico si fa sentire ma sempre rinnovato nella tecnica e nella sensibilità. Questa mostra a Villa Caruso chiederebbe un incontro precedente o seguito nell'atelier dell'artista. Per vedere la ricca varietà di manufatti rifatti non dell'antico ma sull'antico, con tecniche (si pensi ai bellissimi, eleganti vasi in bucchero, a ciottole) cui riesce a dare una cangiantezza argentea che nessuno dei tanti falsi d'epoca possiede. Ricrea metodi e tecniche preistoriche. Ricostruisce forni a cielo aperto, costruisce per bachi e bande di materia costruita a circoli, l'antico e l'oggi. Le sue veneri tirreniche, i suoi idoli preistorici gli han dato la mano per scolpire gli effetti e le cose presenti: bellissima la testa della madre in granito. Fino al Pegaso del 2005, che nasce non dalla volontà di rendere omaggio a uno stemma regionale, per altro a tutti noi caro, ma semmai dalla volontà di donare alla Toscana un suo a lungo sognato cavallo alato (cioè l'antico e il presente), in cui la dinamica delle posture, la tensione verso l'alto, il finissimo cesello delle ali, della coda, delle labbra dice la perizia e l'amore di incarnare il simbolo in una vivente e fremente relatà divisa fra mito e mondo animale.

 P.F. Listri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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